Brexit, keep calm and…parliamone

L’esito del referendum dello scorso giugno in UK ha sollecitato molte discussioni sul presente e sul futuro di tutte le persone straniere già presenti sul territorio britannico, e sulle limitazioni e possibilità per coloro che vorranno andarci a studiare e lavorare.

Vale la pena di ricordare che l’esito di un referendum, in Italia come altrove, non è immediatamente operativo, ma va tradotto in leggi e regolamenti integrativi (o sostitutivi) di ciò che esiste già.

Nel caso della Brexit, termine creato dall’unione di Britain ed exit, il referendum ha dato l’avvio a una serie di atti che porteranno, in un tempo relativamente breve, ad un nuovo stato di cose nelle relazioni dell’antica Albione con il resto dell’UE.

L’uscita dall’Unione, anche se nessuno si aspettava che accadesse, è prevista e regolamentata dall’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea. La procedura prevede che dalla data della notifica dello stato membro uscente (nel nostro caso il 29 marzo scorso) passino due anni nel corso dei quali Regno Unito e UE dovranno negoziare un accordo che disciplini le modalità dell’uscita.

In pratica significa che si comincia ora a negoziare le condizioni che regoleranno i reciproci rapporti: l’accordo dovrà tenere conto di tutti gli aspetti che riguardano le relazioni tra paesi: l’immigrazione, certo, ma anche le questioni commerciali, fiscali, giuridiche.

Per chi si trova già nel paese, le condizioni non sono cambiate e si sta già parlando di mantenere immutati i diritti e le condizioni di cui si è goduto finora. Le autorità britanniche hanno dichiarato che intendono garantire automaticamente il diritto di residenza permanente ai cittadini che siano già legalmente residenti prima di una certa data, la cosiddetta cut-off date, che però non è stata ancora definita.

Ma rimaniamo a quello che nell’immediato ci interessa di più: come faremo, e lo potremo ancora fare, ad andare a lavorare o studiare in UK? La risposta in generale è sì, e le modalità potranno essere leggermente diverse da quelle adottate finora (spesso non ci rendiamo conto di quali vantaggi ci garantisca il fatto di essere parte dell’UE).

Come succede già per altri paesi extra UE, mete di migrazioni da paesi con condizioni economiche svantaggiate, limitazioni potrebbero essere relative soprattutto all’ingresso per motivi di lavoro, mentre per quanto riguarda il fatto di andare a studiare in UK non dobbiamo dimenticare che la formazione è anche e sempre più una fonte di ricchezza per chi la fornisce, e quindi è difficile che venga realmente ostacolato l’ingresso di studenti, se in possesso dei requisiti necessari a frequentare scuole e università. Chiaramente stiamo facendo delle supposizioni di quelli che saranno gli scenari futuri, dato che di certo e deciso non c’è ancora niente.

Sicuramente rimangono valide le considerazioni che facciamo di solito per chi pensa di andare all’estero per un periodo più o meno lungo: prepararsi per tempo e informarsi bene per quanto riguarda i documenti da presentare, e non improvvisare, dato che le regole per l’immigrazione, escluso lo spazio europeo, cambiano anche molto rapidamente. Per quanto riguarda il lavoro poi, è sempre più probabile che si prevedano agevolazioni per l’immigrazione di persone qualificate, e che possibilmente conoscano la lingua del paese dove vogliono andare, piuttosto che per chi non ha specifiche professionalità e va un po’ allo sbaraglio sperando di cavarsela comunque.

Se l’argomento vi interessa, vi consiglio queste due risorse ufficiali da seguire: la pagina dedicata alla Brexit dell’Ambasciata d’Italia, e la pagina ufficiale UK sull’immigrazione.

In conclusione, keep calm and good luck everybody!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *