Fare da soli

fare da soliUno degli obiettivi del nostro servizio è quello di aiutare i giovani a essere autonomi. Cosa vuol dire autonomia? I più preparati in lingua forse potrebbero indovinare la risposta che abbiamo in mente noi. Autonomia è una parola che ha origine dalle parole greche autòs e nomòs: così composte potremmo dire che il significato trasportato in italiano suonerebbe come “la capacità di darsi delle regole e saperle rispettare” (oppure libertà d vivere con le proprie leggi). Quello che ci interessa di questa definizione è che in realtà autonomia non significa “fare quello che ci fare” e nemmeno indica una libertà non meglio definita. Autonomia non è quindi la possibilità di fare la prima cosa che ci viene in mente senza rendere conto a nessuno. Si tratta invece di altro.

L’autonomia è la capacità di poter decidere quale sarà la nostra linea di comportamento, quale saranno le direttive che seguiremo, quale regole ci daremo per raggiungere un obiettivo. L’esempio più semplice e immediato lo abbiamo nel passaggio dalla scuola superiore all’università o al mondo del lavoro. Dopo la scuola, all’università, non troveremo più insegnanti che ci daranno compito e eseguiranno interrogazioni a sorpresa per vedere se abbiamo studiato: c’è un calendario degli esami, ti devi iscrivere a una sessione, nessuno ti obbliga e il prof non ti viene a cercare se non dai l’esame. Idem nel lavoro: una volta trovato non sarà il datore di lavoro e ricordarvi passo passo quello che c’è da fare, suggerirvi come farlo eccetera. L’unico controllo sarà quello di verifica: se la mansione non è svolta, probabilmente il vostro lavoro durerà poco. Questa autonomia è legata fortemente a un altro concetto, quello di responsabilità: in altre parole una volta autonomi, siamo i soli a rispondere delle nostre azioni.

Ma l’autonomia non serve soltanto a prendersi responsabilità, ma anche e soprattutto a imparare a fare cose da soli. Allora la nostra domanda è: quante cose facciamo da soli? Non solo nel senso che siamo in grado di farle, ma anche in quello che decidiamo di farle da soli e non i  compagnia. PEr esempio: quanti di noi vanno al cinema da soli? Quanti si concedono una serata di svago senza una compagine di amicizie fisse? “La questione non è se ci divertiremo di più facendo qualcosa con gli amici piuttosto che da che soli, ma riguarda invece quelle volte in cui non abbiamo nessuno con cui andare al cinema o mangiare in un ristorante, e ci sentiamo a disagio a farlo da soli anche se sappiamo che probabilmente passeremmo un momento piacevole” spiega Rebecca Ratner, professoressa di marketing alla Robert H. Smith School of Business (qui trovate un articolo de Il Post che ne parla). Siamo convinti che non ci divertiremmo perché siamo preoccupati di quello che penseranno gli altri a vederci da soli: inisce che rimaniamo a casa invece di uscire perché abbiamo paura che gli altri penseranno che siamo degli sfigati. Alzi la mano chi ha fatto lameno una volta un pensiero del genere.

Ma gli altri, in realtà, non perdono tempo a giudicarci o a preoccuparsi dei fatti nostri. Non se ne curano quasi per niente, a dire il vero. Ci sono molte ricerche che dimostrano quanto costantemente e regolarmente esageriamo l’interesse degli altri verso di noi. Il fenomeno è ben conosciuto e in psicologia ha anche un nome: l’effetto riflettore. Viviamo convinti che un faro ci illumini costantemente attirando su di noi le attenzioni degli altri.” Si tratta anche in questo caso di mancanza di autonomia? Forse si tratta di poca autostima mixata con un po’ di cultura che, almeno dalle nostre parti, la fa da padrone. Ma l’autonomia è anche la capacità di aere il coraggio e la forza di portare avanti piccoli e grandi obiettivi non perché ce li hanno dati gli altri, ma soprattutto perché ce lo siamo detti da soli. vedere un film che ci piace è sicuramente un piccolo obiettivo, am se non troviamo nessuno che viene a vederlo con noi che facciamo? Se rinunciamo forse è un piccolo cedimento della nostra capacità di fare da soli: senza esagerare in azioni solitarie, qualche volta potremmo scegliere che vedere il film che ci piace è più importante di farlo con qualcuno. Se davvero ci piace gran parte del divertimento e del piacere starà nel vedere le scene, non nell’avere qualcuno che conosciamo seduto lì a fianco.

Scrive ancora la Ratner: “il modo migliore per liberarsi dell’imbarazzo di fare cose in pubblico da soli è probabilmente farle di più; abbiamo bisogno che le regole cambino un pochino. Abbiamo bisogno di persone convinte che divertirsi da soli sia una cosa figa e coraggiosa. Qualcuno deve iniziare questa nuova tendenza“. Volete voi essere i primi? Potrebbe essere una figata.

 

Francesco Vernelli

Consulente per la comunicazione on line.

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