Imparare ad imparare

Boy reading book
Boy reading book

Che siate ancora studenti oppure già immersi nel mondo del lavoro, ci sembra evidente che il detto “nella vita non si finisce mai di imparare” sia quantomai attuale. Oggi non si può smettere di imparare cose nuove, nella vita e nella professione. Per due motivi fondamentali. Il primo è che l’evoluzione che stiamo vivendo in questa epoca ci presenta ogni giorno una novità: nel tempo abbiamo imparato a organizzare viaggi da soli con internet, a comunicare senza telefonare con un telefono (paradossale), a monitorare digitalmente quello che facciamo durante la giornata. Il secondo motivo per non smettere mai di imparare è che il mondo in cui viviamo, che lo vogliamo o meno, è davvero molto competitivo. Significa che se non siamo aggiornati, sempre, rischiamo di rimanere esclusi dalle opportunità che si presentano.

La notizia buona è che esiste un metodo per riuscire ad imparare: alcuni scienziati americani hanno scoperto 10 segreti per imparare. Alcuni faranno particolarmente piacere agli studenti, altri un po’ meno. Vediamo quali sono. Il primo è esistono i tempi giusti per imparare: non tutti i momenti della giornata sono uguali per il nostro sistema cognitivo. Per esempio le persone più adulte (se non addirittura anziane) riescono ad apprendere meglio la mattina; così come gli studi hanno evidenziato che è meglio studiare le lingue il pomeriggio e che andare a dormire subito dopo aver studiato qualcosa aiuta a consolidare l’apprendimento. Studiate e interrogatevi: il nostro cervello quando viene messo alla prova restituisce il meglio di sè (ragazzi, è per questo che a scuola ci sono le interrogazioni!). La cosa funziona anche se ci interroghiamo da soli: per cui una buona tecnica è quella di leggere qualcosa e poi chiedersi che cosa abbiamo letto, sforzandoci di ricordare temi, collegamenti, idee appena apprese. Distrarsi non è un peccato, a patto che la distrazione non coinvolga le stese funzioni cognitive che state utilizzando per imparare. Per esempio gli odori associati ad una lettura renderanno quella lettura indimenticabile ogni qualvolta percepirete lo stesso odore. Chiaramente la cosa non funziona altrettanto bene, anzi è deleteria, se a distrarvi sono WhatsApp, sms o post su Facebook. Esiste anche l’apprendimento passivo: possiamo imparare qualcosa anche mentre stiamo facendo dell’altro; se guardiamo un film in lingua riusciamo a seguire la trama e i suoi protagonisti ma al contempo a immagazzinare vocaboli che non conosciamo (e che ci rimarranno in mente!). Il team facilita l’apprendimento, soprattutto in una fase successiva allo studio da soli. Il gruppo di studio, per essere efficace, deve svolgere due attività: discussione e risoluzione dei problemi.

Bella notizia per i più giovani: i videogiochi sono un toccasana per l’apprendimento! Pare infatti che l’abilità che si sviluppa nella pratica di un videogioco, soprattutto se di azione, accelera la capacità del cervello di formare precisi modelli di coordinazione occhio-mano che aiutano l’efficienza generale della nostra mente nell’apprendere. Spesso ne sentiamo il bisogno, ma a questo punto possiamo dire che un periodo di relax è un dovere se vogliamo che le cose che impariamo possano sedimentarsi nella nostra memoria. Una pausa dedicata al rilassamento può consistere in un pisolino oppure in una partita dello sport che preferiamo: l’importante è che il corpo, oltre la mente, abbia la possibilità di rigenerarsi in qualche modo. Vi siete mai chiesti perché state imparando qualcosa? Bene, da oggi la risposta, vera o falsa che sia, può essere questa: “devo insegnare”. Fingere di essere degli insegnanti che devono riproporre i concetti che hanno studiato è un utile esercizio che migliora le nostre capacità cognitive (badate bene che se andate ancora a scuola la finzione deve necessariamente finire all’ingresso 😉 ). Scegliete bene i tempi: se oggi studio qualcosa non è detto che ripeterlo o ripassarlo immediatamente. Il nostro cervello è programmato per ricordare le cose in tempi che non sono casuali: c’è un nesso temporale preciso tra il momento in cui impariamo qualcosa e quello in cui dovremo utilizzarlo. Se per esempio volete ricordare qualcosa tra un anno, dovete ripassarlo un mese dopo averlo imparato e poi una volta al mese fino alla fine dell’anno. La nostra memoria e la nostra capacità di apprendere si comportano essenzialmente come dei muscoli: più li esercitiamo e più saranno reattivi nella risposta. Per questo è importante non abbandonare lo studio anche quando scarseggiano i risultati: in questo senso sapersi perdonare un fallimento (un corso non andato bene, un brutto voto ad una interrogazione, un esame saltato)a patto che non sia un’abitudine, ci libera da pensieri negativi e rafforza la nostre prestazioni future.

Ora che sapete come fare non vi rimane che imparare! 😉

 

 

Francesco Vernelli

Consulente per la comunicazione on line.

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