In estate si guarda al futuro

estate futuroChi di voi si rivolge a una maga o un veggente per scoprire che cosa gli accadrà domani? Speriamo nessuno. Così come speriamo che siano pochi anche coloro che fanno troppo affidamento sugli oroscopi, che in realtà sono solo un modo divertente e giocoso per provare a farci delle domande su noi stessi e non per sapere se domani vinceremo la lotteria o troveremo un nuovo lavoro fichissimo.

Ma così come sono poco precise le previsioni di chi si affida alle stelle, ai pianeti e agli astri in genere, altrettanto lo sono, ahinoi, anche quelle economiche, politiche e sociali. Chiaramente in questi casi la base su cui vengono fatte sono un po’ più scientifiche, tecniche, misurabili e comprensibili (oltre che realizzate per fini più nobili). Ma pur sempre si tratta di approssimazioni e non di verità. In questi tempi in cui siamo abituati ad affidarci alla tecnologia, rischiamo a volte di darle più importanza e fiducia di quanta ne meriterebbe. Un esempio? Le previsioni del tempo. A differenza di un tempo, oggi siamo abituati a circolare, smartphone alla mano, con l’ultima previsione del tempo sempre in tasca. e per sapere se tra poco pioverà, anziché alzare gli occhi al cielo, li puntiamo sul display cercando una risposta più precisa, vera, attendibile. Alzi la mano chi non è rimasto deluso almeno una volta dalla sentenza letta sul web. Questo accade perché per tutto ciò che riguarda il futuro, che ci piaccia o no, c’è sempre una parte che non possiamo conoscere.

E quando si tratta del nostro futuro? Come facciamo a capire che cosa ci accadrà? Veramente siamo solo in balia del “destino”? C’è chi dice che “il futuro non è un evento inaspettato, che un giorno arriverà all’improvviso e ci sorprenderà. Il futuro è fatto di tanti segnali che stanno già entrando dentro di noi e ci stanno già trasformando” Ma che vorrà dire? Hanno provato a spiegarlo e a delineare alcune linee che possono tratteggiare il futuro che ci aspetta alcuni “guru”, personalità ed esperti di settori diversi, che si sono incontrati per un evento lo scorso giugno a Milano. Grazie ai loro interventi, in due giorni è stato possibile abbozzare una prima ricognizione dei prossimi anni, cercando appunto di leggere i segnali di lunga portata, quelli che vanno al di là del singolo gadget, tecnologia o tendenza.

Li riprendiamo da questo post e ve li riproponiamo. Vi potranno sembrare forse un po’ evanescenti, a volte un po’ romanzati, altre volte troppo futuristici. A noi sono sembrati simpatici e, soprattutto, più che adatti per una leggera lettura estiva.  Ecco qua alcuni concetti base che, forse, diventeranno familiari da qui a 10 anni:

  • Hyper-reality: la iper-realtà, quella che possiamo ottenere grazie alle proiezioni di dati di un oggetto tecnologico su ciò che guardiamo (realtà aumentata), sarà il prolungamento del nostro sé con altri mezzi. Una estensione che comporta molte perdite, ma anche un potenziamento che mette i brividi.
  • Publi-cy: con questo neologismo nato dalle parole “pubblico” e “privacy” si vuole indicare una dimensione nella quale saremo immersi (o forse già lo siamo) nei prossimi anni; il pubblico e privato si fondono in una nuova dimensione in cui bisognerà rinegoziare di continuo quali informazioni vogliamo condividere e quali no (non lo state già facendo con i post su Facebook?)
  • Data artist: se è vero che i Big Data e l’Internet delle Cose faranno crescere in maniera esponenziale il numero di dati scambiati, avremo bisogno di una nuova figura professionale: il Data Artist. Di cosa si tratta? Qualcuno in grado del significato, della forma, del movimento, della trasformazione dei dati. In altre parole un designer che anziché lavorare sugli aspetti esteriori delle cose che vedremo, lo farà sul loro interno.
  • Inclusione e uguaglianza: forse queste due parole non sono fantascientifiche come le altre che avete letto poco sopra; ma sicuramente sono più comprensibili e forse anche più importanti. Non è una coincidenza se due degli interventi più applauditi dabbiano avuto una conclusione simile, nonostante in uno si parlasse di cultura museale e in un altro di politica. In entrambi i guru hanno lanciato un forte appello affinché il futuro sia anche più inclusivo e uguale: diventerà un campo di battaglia nei prossimi dieci anni (soprattutto nelle forme di protesta e disobbedienza civile).

E voi, che futuro vedete? Anche se non siete (siamo) guru possiamo utilizzare in un mix vincente le nostre conoscenze e le nostre fantasie per dar vita a qualche previsione affascinante. Una sola avvertenza: se l’idea geniale vi verrà dopo una giornata calda passata sotto il sole senza cappello, forse potrebbe trattarsi di qualcosa di diverso da una previsione futuristica 🙂

 

Francesco Vernelli

Consulente per la comunicazione on line.

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