Il lavoro che ci sta a cuore

Che cosa ci fa stare bene nel nostro lavoro? La risposta meno nobile, forse più immediata è “lo stipendio”. Quanto guadagniamo è (troppo) spesso il metro di misurazione della nostra felicità. Ci siamo abituati così soprattutto da quando abbiamo cominciato a trovare soddisfazione nelle cose che compriamo più che nelle esperienze che viviamo. E, si sa, per comprare le cose servono i soldi.

Altri, in maniera più nobile, potrebbero dare come risposta la possibilità di mettere in campo le proprie competenze, di sviluppare la propria professionalità; certamente è uno degli obiettivi che possiamo darci quando lavoriamo ma io credo che non sia sufficiente. Può bastare per il primo periodo, per superare tutta una fase iniziale in cui è più quello che impariamo di ciò che possiamo dare. A un certo punto della propria carriera professionale, seppur frammentata oggi tra esperienze e luoghi diversi, viene da chiedersi un intimo e grande: “perchè”?

Ecco, la risposta a quel perché non può essere trovata solo in noi stessi, dobbiamo allargare l’orizzonte e provare a capire se il senso del nostro lavoro può risiedere anche in altro. Credo (ma non ne sono sicuro perché non è il mio mestiere) che questo senso o motivazione ulteriore, per esempio, un medico lo possa trovare nel guarire le persone, un ricercatore o uno scienziato nel far progredire l’umanità, un insegnante nell’educare. Ma tutti gli altri? La risposta, in parte, si può trovare in questo aneddoto, tornato alla ribalta pochi giorni fa. Quando John Fitzgerald Kennedy visitò la Nasa, vide un uomo delle pulizie con una scopa in mano e gli chiese cosa stesse facendo. L’uomo gli rispose: ‘Signor Presidente, sto contribuendo a mandare un uomo sulla luna’. Avere uno scopo è quella sensazione di appartenere a qualcosa di più grande di noi, di essere necessari, di lavorare per qualcosa di meglio. Lo scopo è ciò che crea la vera felicità.

L’aneddoto è tornato in auge alla notizia che Facebook, secondo un’indagine del sito Grassdoor, risulta essere una delle aziende più apprezzate da chi ci lavora o vuole lavorarci. Il motivo fondamentale, secondo il fondatore del sociale network, è che chi sta in Facebook sente di appartenere a un progetto e a uno scopo che va oltre il denaro, le proprie competenze, la propria persona. Intervistato, un ingegnere di Facebook afferma che “la cosa davvero interessante è che siamo motivati costantemente a risolvere i problemi che ci stanno più a cuore”.

Credo che fare e impegnarsi per le cose che ci stanno più a cuore sia anche il segreto per costruire la propria carriera professionale fin dall’inizio, da quando andiamo a scuola o affrontiamo l’università A volte può sembrare paradossale, altre ci sembrerà di sprecare tempo, altre ancora penseremo che ci stiamo dedicando a qualcosa che è un passatempo e non un lavoro. Ma, sul lungo periodo, occuparci delle cose che maggiormente amiamo sarà un successo.

Francesco Vernelli

Consulente per la comunicazione on line.

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