Quanto vale una persona

Quanto vale una persona? Quanto vale una competenza? E un talento? Chiariamo: non in termini filosofici, sociali o psicologici. Intendo dire quanto vale in euro (dollari, yen, ecc.). Non si tratta di mercificare l’essere umano ma di capire in maniera obiettiva, anche se un po’ fredda, il valore di una persona. D’accordo, le persone hanno tutte un valore intrinseco legato alla dignità, al riconoscimento dei diritti, alle relazioni che hanno con gli altri. Ma siccome poi viviamo in un mondo che è fatto anche (per qualcuno “soprattutto”) di economia penso possa essere utile e interessante provare a capire quanto valgono le persone oggi.

Se prendiamo a riferimento i contratti di lavoro, rispondere a questa domanda è relativamente semplice: settore, mansione, inquadramento; per ogni posizione c’è una cifra (o un range di queste) che ne determinano il valore. Dal mio punto di vista però i contratti di lavoro non sono lo strumento più adatto per valorizzare le persone, per due ordini di motivi. Il primo è che molti di questi non riescono a intercettare professionalità e competenze che sono nate negli ultimi anni e, più in generale, non sono in grado di cogliere l’evoluzione di questa epoca; il secondo è che, a mio modo di vedere, stabiliscono il prezzo di una prestazione (a volte solo del posto in quella scrivania) ma non il valore di una persona.

La mia idea è che invece ci sia la possibilità di affermare in che modo e misura una persona (un gruppo di persone, quelle che qualcuno chiama risorse umane) contribuisce a creare valore per un’azienda, per un mercato. In altre parole: scegliere o avere al proprio interno certi collaboratori anziché altri può davvero significare fare la differenza nel proprio settore per un’impresa. Se questo fosse vero (e tra poco vi dirò anche chi lo ha dimostrato con uno studio scientifico), la conseguenza più immediata è che una selezione del personale fatta con criteri che premiano il merito, la capacità e le reali competenze di chi lavoro diventa essenziale. Vi state facendo anche voi la stessa domanda? La mia è: come selezionano il personale la maggior parte delle aziende? La risposta che forse condividiamo è “per conoscenza” (termine a cui possiamo dare una vasta gamma di interpretazioni). Sicuramente è un metodo efficace per i tratti della fiducia, della relazione, dell’empatia ma molto meno per l’efficienza. Per avere una spiegazione scientifica di quanto affermo, potete leggere l’articolo apparso qualche tempo fa su Lavoce.info e che spiega la questione grazie al rendimento effettivo delle competenze alfanumeriche: in pratica l’analisi illustra come ci sia una relazione molto stretta tra il rendimento delle competenze umane e la crescita di un sistema.  Se volete è una buona e istruttiva lettura anche per il week end.

Francesco Vernelli

Consulente per la comunicazione on line.

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