Un mondo senza (incontrare) persone

La digitalizzazione de mondo porterà alla scomparsa del contatto umano fisico? La domanda è al contempo banale e vastissima: banale perché è riduttiva della trasformazione che ci accompagna in questa epoca; vastissima perché una risposta deve considerare molti aspetti. Una cosa credo sia certa: fino ad un certo punto le macchine (termine evocativo di scenari fantascientifici) modificavano il modo in cui noi facevamo le cose, poi è successo che hanno cominciato a intervenire nel modo in cui noi ci relazioniamo, a condizionare i sentimenti che proviamo. E, cosa più importante, a tradurre i nostri comportamenti in maniera analitica e intellegibile.

Faccio un esempio nel commercio (ma va?): in un negozio analogico è l’addetto alle vendite che deve sviluppare una serie di competenze per cercare di capire prima, e persuadere poi, le persone che entrano. Nel negozio digitale è l’algoritmo che sa molto del cliente ancor prima che “apra bocca”. Ma l’algoritmo non è arguto e perspicace come lo può essere una commessa, semplicemente ha tradotto in numeri una serie di comportamenti ed ha fatto l’analisi. Ecco, è qui che avviene la traduzione dei comportamenti: da intuizione umana a calcolo computeristico. Non è un male e nemmeno un bene in senso assoluto, ma un cambiamento che può farci fare una riflessione successiva. Quanto ci stiamo abituando a questo? E, semmai, sarà possibile un giorno non avere contatti con le altre persone se non quelli tradotti con un algoritmo?

Non so se questa è stato il pensiero degli inventori del moby store, un negozio fisico e al tempo stesso digitale. Si tratta di una specie di futuristico van al cui interno ci sono scaffali di prodotti come in un piccolo market di quartiere. Il negozio si può piazzare in una strada o in una piazza e cominciare e aprire al pubblico. In realtà una volta che è aperto non chiude mai perché il suo orario è 24/7 (24 ore al giorno tutti i giorni). Al negozio le persone accedono tramite il proprio smartphone e sempre con questo fanno gli acquisti (così come si vede nel video dimostrativo che trovate qui in fondo). Chiaramente il “negoziante” conosce i clienti grazie al data mining (le informazioni che sono racchiuse nei database che alimentiamo quando facciamo qualsiasi cosa attaccati alla rete) ed è in grado di controllare tutto in maniera super veloce e precisa.

Ora voi, come me inizialmente, starete pensando che questa è roba che può accadere lontano da noi (nel tempo e nello spazio, per adesso più nel secondo che nel primo perché a Shangai lo stanno testando). Starete pensando che il rapporto umano è più bello, che il dialogo tra le persone è insostituibile, che un sorriso può fare molto di più di un freddo monitor touch. Ok, concordo. Ora però cercate di ricordarvi quando è stata l’ultima volta che siete entrati in un negozio di cui ricordate il piacevole sorriso anziché l’aumento dei prezzi, l’insoddisfazione per i prodotti e la fretta che avevate. Siete pronti a soddisfare le vostre più spiccate esigenze di consumo o avete ancora voglia di discutere con le persone?

Francesco Vernelli

Consulente per la comunicazione on line.

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