Climate strike (bravi!)

C’è un tema, quello dell’ecologia, che ha attraversato le generazioni. Mi ricordo che la preoccupazione per la salvaguardia del pianeta era già viva quando ho iniziato a frequentare la scuola (e sono nato negli anni ’70). Fu anche un tema che portò al dibattito e alla nascita di un movimento politico a metà degli anni ’80 in Italia che interessò molto i giovani. Come dire, il Global Strike For Future non è una novità assoluta perlomeno nella tematica e nel fatto che sia a cuore soprattutto ai più giovani.

Noi giovani degli anni precedenti non siamo però stati capaci di fare granché: la nostra preoccupazione si tradusse in azioni piuttosto marginali. I tempi (e i modi di comunicare) sono nel frattempo molto cambiati e la passione che solo un giovane (intendo un under 20) può esprimere trova diffusione globale. Così Greta Thunberg è riuscita a far arrivare la sua ostinata e ammirevole proteste dalla strada di fronte al parlamento svedese fino a piccole città come Ancona. E così in tutto il mondo.

Ci sono alcune cose che mi hanno colpito di questa manifestazione. La prima è che un sacco di climatologi, intervistati da più parti, si sono detti positivamente sorpresi dal fatto che il mondo, in qualche modo, abbia ascoltato una sedicenne e non abbia dato retta invece a tecnici ed esperti nella stessa misura negli ultimi anni. Credo che il motivo risieda nel fatto che un adolescente, come Greta, le cose le fa di pancia: scende in piazza, protesta, rompe le scatole come solo chi è giovane sa fare. E questo, soprattutto di questi tempi, funziona.

Ho ascoltato uno spezzone della presentazione che Greta ha fatto durante una Ted Conference ed ha detto una cosa che è la seconda che mi ha colpito di questo movimento: bisogna smettere di sperare e passare all’azione. La speranza, ne sono convinto, su questi temi (e forse anche su altri) è stata il killer principale di qualsiasi tipo di reazione o azione forte e dirompente per cambiare le cose. Soprattutto quando queste ci sembrano più grandi e più forti di noi, tendiamo a sperare che in qualche modo possano cambiare. Beh, questi ragazzi dicono che il tempo della speranza è finito, bisogna passare all’azione.

La terza cosa che mi colpisce è che solo i giovani riescono ancora ad avere spinte ideali e voglia di conquistare qualcosa che vada al di là degli interessi contingenti o particolari. Probabilmente sono gli unici che, davvero, possono migliorare il mondo in cui viviamo. Il problema è che spesso non diamo loro spazio o releghiamo le faccende che li riguardano a capricci o tragedie in base alla gravità della azioni. Personalmente ho sempre tifato per i giovani: per il loro valore come persone, per il loro contributo di idee e anche per la loro capacità di immaginare orizzonti diversi. Ho come il sospetto che anche stavolta, dopo questa bella mattinata a dimostrare quello che vogliono, non sarà dato loro lo spazio che meriterebbero. Spero che se lo prendano. La mia è una speranza, la loro sarà un’azione.

Francesco Vernelli

Consulente per la comunicazione on line.

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