La società dello smartphone

Diciamolo subito: questo non è un articolo contro l’utilizzo dello smartphone (eccetto quando questo fa correre pericoli a voi stessi e agli altri). Lo smartphone, inutile negarlo, è l’oggetto che maggiormente sta segnando questa nostra epoca, una sorta di firma di un’intera, se non più, generazione (come dire: nella storia questa sarà l’epoca che in futuro sarà descritta come quella dello smartphone). Il cambiamento che questo strumento ha portato nelle nostre vite è così significativo che non solo non riusciamo spesso a farne a meno, ma leggiamo e interpretiamo la realtà che ci circonda grazie all’utilizzo di questo strumento (e molte volte non riusciremmo a fare diversamente). Lo utilizziamo per incontrare le persone, per comunicare, per intrattenerci, per trovare la strada che dobbiamo percorrere, per comprare e vendere cose, per testimoniare agli altri le cose che facciamo, i posti dove andiamo, gli amici che frequentiamo.  Contiamo sullo smartphone per riempire gli spazi vuoti della giornata che la vita ci riserva e alcuni di noi sono in difficoltà se in quei momenti non c’è lo smartphone accanto (possibilmente con batteria e connessione a un buon livello).

Lo smartphone è entrato nelle nostre vite in maniera così improvvisa e veloce che non ce ne siamo quasi accorto. Non parlo della consapevolezza superficiale, è evidente che ciascuno di noi ha ben presente che cosa è e può fare uno smartphone. Ma la nostra consapevolezza profonda, la nostra capacità di cogliere i cambiamenti strutturali sono state colte totalmente di sorpresa. Per capire meglio quello che è accaduto dovremmo necessariamente tornare indietro a quando trattavamo il mondo attorno a noi senza uno smartphone. Negli Stati Uniti, che nell’utilizzo della tecnologia sono senz’altro più avanti di noi, uno studio ha analizzato le cose che una persona media portava nella borsa o nel portafoglio negli ultimi 10 anni: molti di queste sono scomparse sostituite da un unico oggetto, lo smartphone (card, chiavi, documenti di riconoscimento, biglietti per il trasporto, il giornale, oggetti di intrattenimento come il walkman, agende, orologi, in parte i soldi). La dematerializzazione non ha solo la conseguenza di alleggerire le borse, ma anche quello di far sparire gli oggetti. E spesso, quando gli oggetti spariscono dalla nostra vista spariscono anche dai nostri pensieri.

Perché partire dagli oggetti che sono stati de-materializzati per capire la trasformazione che ha portato lo smartphone? Il motivo è che dietro a ciascuno di quegli oggetti c’era un tiro, una pratica e un modo di fare esperienza del mondo che in un attimo abbiamo sostituito con un solo strumento che media al posto nostro queste esperienze. Pensate a come è cambiata (e in parte sta cambiando) la nostra esperienza di acquisto di generi non alimentari: non c’è più il “rito” della visita in negozio per conoscere i prodotti e poi eventualmente acquistarli, magari dopo un confronto con la commessa o i nostri amici e conoscenti. La nostra consapevolezza di quel pezzetto di realtà e vita quotidiana passa ora attraverso il display del nostro smartphone, in cui scrolliamo immagini di prodotti, facce e luoghi attraverso una user experience uguale a quella di molti altri; e che, forse soprattutto, è stato qualcun altro a disegnare per noi. Ripeto, non è una critica al nostro quotidiano modo di vivere attuale, ma ne siamo consapevoli?

PS: questo post è stato scritto prendendo spunto dalla lettura di questo articolo

 

Francesco Vernelli

Consulente per la comunicazione on line.

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